Posta a 1167 m. di altezza, in una pianura circondata da monti, definita abitualmente "capitale" del Parco, Pescasseroli è un po' anche la chiave per comprendere lo spirito di "questo" Abruzzo, fatto insieme di alte pianure e di massicci, di fiumi e di foreste, di santuari della natura e di campi da sci, di ospitalità estiva e di quiete, quella quiete che si coglie nelle lunghe passeggiate che restituiscono all'uomo il vero significato del termine "difesa dell'ambiente".

La cultura economica fu appoggiata per gran parte sulla pastorizia (da qui partiva uno grandi tratturi, quello per Candela, visibile a destra del ponte di Santa Veneranda), che fu pastorizia anche agiata, per quanto scomoda e faticosa. Poi ai primi dell'Ottocento, Pescasseroli riordina la sua antica organizzazione, appoggiandola "all'economia del campo", stanziale. La vicenda della transumanza, innestata ai nascenti processi sociali, è stata cantata dal poeta-pastore Cesidio Gentile (Jurico), nato nel 1847, che apprese da se a leggere ed a scrivere al riflesso del fuoco negli stazzi.

Oggi una vacanza a Pescasseroli, nel Parco Nazionale d'Abruzzo, in primavera - estate - autunno - inverno, significa soprattutto un ritorno alla natura in un ambiente insuperabile. L'offerta turistica è organizzata con criterio rispettando le esigenze e volontà dei visitatori. Una gita a cavallo attraverso le verdi valli, per uno dei tanti sentieri del Parco, lunghe camminate all'alba verso le zone più interne per cercare di vedere gli animali, di sentirne le voci: una gita sui laghi di Barrea o di Scanno, una ascensione al Monte Marsicano o al Palombo sono tutte occasioni ideali per "consumare" la natura come depurativo, disintossicante dello stress.